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Il regista che ha portato lo Sri Lanka sul tappeto rosso era Lester James Peries

Leister James Peries nasce a Dehiwala Colombo, Ceylon( Ora Sri Lanka, dal 1972), nel 1919. Uno dei più acclamati registi singalesi, vero e proprio pioniere del cinema del paese, appassionato di cinema fin da bambino, studia al St. Peter’s College, una delle principali scuole cattoliche di Ceylon(la famiglia del futuro regista è di formazione cattolica) e intraprende la carriera di giornalista all età di diciassette anni (scrive, tra altro, sul quotidiano “The Times of Ceylon). Il primo contatto col mondo dello spettacolo avviene quando egli entra a far parte di una realtà teatrale chiamata Drama Circle, dedita alla produzione a allestimento di pièce inglesi moderne, realtà nelle quale si attivai varie discipline comprese la recitazione. Il suo interesse per il cinema sii rinfocola dopo che, dal 1947 si è trasferito in Inghilterra, su consiglio della madre , per raggiungere il fratello, Ivan Peries: difatti con un altro abitante di Sri Lanka incontrato su suolo inglese, Hereward Jansz, con i sui stessi interessi per il cinema, decide di realizzare un film. Nasce così il corto documentario sperimentale Soliloquy (Soliloquio, 1949), sceneggiato e diretto da Peries mentre Jansz si occupa delle riprese, un corto vincitore del premio Mini Cinema Cup per il valori tecnici, che si ispira alle figure di un beone che faceva visita alla proprio famiglia  e che veniva chiamato affettuosamente “soliloquy” per via del suo continuo parlare quando si attaccava alle bottiglie. A questo seguirà, tra l’altro, Farewell to Childhood( Addio alla giovinezza, 1950). Saputo delle buona qualità dei film in questione, l’Unità cinematografica del governo di Ceylon invita Peries a proseguire l’attività nel proprio Paese: così il nostro torna in patria e gira, tra l’altro, il documentario Conquest in the Dry Zone(Conquista nella zone arida, 1954), sul controllo della malaria a Ceylon, lavoro vincitore del Diploma d’Onore a Venezia.

Qualche anno dopo il nostro approda al suo primo lungometraggio, Rekava (la linea del destino, 1956), in concorso a Cannes, primo film ad essere girato interamente nel paese e in esterni (e proprio film libero dall’influenza indiana e con una propria identità nazionale), impreziosito dalla colonna sonora di Sunil Santha, pioniere della musica singalese, film che sancisce ufficialmente la nascita del cinema singalese, interpretato da Somapala Dharmapriya, Shesha Palihakkara e Myrtle Fernando è un ritratto della vita rurale di Ceylon in cui un ragazzo che pare abbia doti di guaritore, restituisce la vista ad una sua amica, una ragazza diventata cieca: al che padre del ragazzo che cerca di sfruttare la dote del figlio per fare soldi ma poi gli abitanti del villaggio si sentano oltraggiati quando il guaritore, in un caso, fa cilecca: ma poi torna la quiete. Dopo qualche altro documentario girato in Inghilterra, Pereis torna in patria e mette a punto Gamperaliya (Cambiamenti in un villaggio, 1965) – film che sarà mostrato a Cannes solo più di quarant’anni dopo, nel 2008 col titolo Changemente au village – con Punya Heendeniya e Henry Jayasena, vicenda di una ragazza di un villaggio, la cui famiglia vuole che sposi un uomo della stessa classe sociale (Gamini Fonseka) che lei non desidera poiché, in realtà, ama il suo insegnante d’inglese, un giovane di classe sociale più umile: alla fine i due potranno sposarsi solo perché il marito scelto dalla famiglia viene a mancare anche se qualcosa è cambiato e l’idillio di prima non c’è più. Un film in cui il regista parla di tensioni sociali più importanti come il declino e la scomparsa della società feudale di Ceylon e l’avvento della classe media. Il critico e regista Lindsay Anderson lo riterrà “di una certagrazia cechoviana”. Il rapporto tra studenti è il soggetto di Gola Hadawatha (cuore Silenzioso, 1969) con Wickrema Bogoda, Anula Karunathilaka, sull’amicizia tra una studentessa maliziosa e uno studente timido che si innamora di lei che, però cerca di non illuderlo perché il suo genitori hanno stabilito, fin da tenera età, il matrimonio con il cugino: al che lui, per alleviare la sua pena, si dà al bere e lascia la casa e il lavoro ma poi, convinto della ragazza torna, a casa dove vigono rigide che ignorano i veri sentimenti, narrato per metà dal punto di vista di lui. l’altra metà dal punto di vista da lei: la critica lo considera una pietra miliare del cinema dello Sri Lanka.

Ma è ancora più importante Nidhanaya (Il tesoro, 1973), vincitore del Leone d’Argento al festival di Venezia, con Malini Fonseka, Gamini Fonseca, parabola sull’avidità umana in cui regna la bramosia di mettere le mani su un tesoro nascosto: difatti l’unico modo per averlo è sacrificare una vergine con quattro voglie sulla pelle, donna di cui si innamora il protagonista, ma le sue condizioni economiche sempre peggiori  gli fanno riconsiderare l’idea dell’omicidio della sua amata. Il film sarò considerato il migliore dei primi cinquant’anni del cinema Singalesi: Peries non si ripeterà più a quel livello. Una critica alla società si esplicita anche in un film come MADOL DUWA( Isola della mangrovie, 1976), montato dalla moglie, Sumitra  Peries( anche regista di una decina di Film), con Ajith Jinadasa e Padmasena Athukorala, su un giovane ribelle che, per sfuggire alle maglie di una società retriva, scappa e si rifugia in una piccola isola, ma poi tornerà a casa dal padre che si è ammalato chiedendo il suo perdono. Di taglio soprannaturale AHASIN POLOWATA (Fiori bianchi per il morti, 1978) con Tony Ranasingha e Sriyani Amarasena, storia di un uomo che tiene sottomesso la moglie timida che quando deve sottoporsi as un taglio cesareo, lui si rifiuta di intervenire sebbene sia un medico: la moglie muore sotto i ferri e il protagonista sarà tormentato dallo spettro della moglie. A metà anni ottanta si distingue uno dei film della fase finale della carriera del regista, YUGANTHAYA( La fine di un’era, 1985) con Gamini Fonseka nell ruolo di un capitalista che spadroneggia sui suoi dipendenti ma gli si oppone il figlio (Richard DeZoysa), tornato dall’ingilterra, che, di idee socialiste, idolatra Marx e Lenin e lavora. Un film scettico e puntuale secondo il riguardo tipico del regista in merito alla classe lavoratrice. Ispirato liberamente  a “ Il giardino dei WEKANDE WALAUWWA(Residenza sul lago, 2002), presentato a Cannes fuori concorso e primo film dello Sri Lanka ad essere proposto per gli Oscar, con Malini Fonseka e Ravindra Randeniya, storia di una famiglia di proprietari terrieri, ora ridotti in miseria, che dall’ingilterrra fanno ritorno al loro paese, nella loro dimora, dove saranno alle prese con reminiscenza  e nuovi problemi: ancora un ritratto di una famiglia investita  da problemi sociali. Nel 2011 viene inaugurato una fondazione a nome del regista.